
“Contro la società chiusa, cioè contro la morale della potenza, l'autarchia economica, il monismo giuridico, la religione magica, la democrazia si ispira ad una morale fondata sulla responsabilità individuale, rivendica un'economia antimonopolistica, avversa ai privilegi dei gruppi, ha bisogno di una struttura non monistica ma pluralistica del diritto, esige una religiosità interiore che sgorghi dall'intimità della coscienza. Una democrazia che non sia il rivestimento formale di una società aperta è una forma senza contenuto, è una falsa democrazia, una democrazia ingannevole e insincera […] Ma la società chiusa non è morta, sol perché siano caduti tre o quattro Stati totalitari. Essa è una tentazione perenne di quell'uomo primitivo che sonnecchia in ciascuno di noi e si desta e si scatena nei momenti di sconquasso sociale; è la tentazione di ignorare che gli altri non sono soltanto i miei figli, quelli della mia terra e della mia razza, ma tutti gli uomini indistintamente; di far tacere l'appello della nostra coscienza morale, che è tale in quanto è consapevolezza di una legge universale che unisce tutti gli uomini al di sopra delle differenze sociali; di far trionfare sulla evidenza della ragione l'oscurità dell'istinto, sull'intelligenza moderatrice la passione sconvolgitrice, sul sapere scientifico le più screditate superstizioni, sull'obbedienza ai principi di un'educazione civile l'abbandono al furore cieco del fanatismo […]” (Norberto Bobbio, “Mostro totalitario, tu sonnecchi in noi”, recensione di Bobbio alla «società aperta» di Karl Popper, in La Stampa,17 luglio 2002)
Sul nostro pianeta la “democrazia” è invocata ovunque quale indice di civiltà, progresso, cultura. Chi crede di non averne abbastanza la reclama a gran voce. Chi ne ha molta, quasi neppure se ne accorge e spesso ne abusa.
E’ il caso americano, per esempio, che vive la propria “presunta” democrazia (per quanto mi riguarda le virgolette sono d’obbligo) con una serie di abnormi contraddizioni. Vediamone alcune. L’antiabortismo diffusissimo e l’ancor più dilagante consenso alla pena di morte, per esempio. Da un lato si accusano madri e medici di uccidere cellule “biologiche” di poche settimane – anche in presenza di gravissime malformazioni – e dall’altro si mandano a morire sulla sedia elettrica anche minorenni, colpevoli solo di vivere in una società così in contraddizione con se stessa. Oppure. La morte di stato da una parte, e dall’altra altrettanta morte perché lo stesso stato consente la vendita indiscriminata di armi sempre, a tutti, ovunque. E ancora. Da un lato la fortissima rivendicazione della sovranità del popolo americano, dall’altro il più totale disprezzo per la sovranità degli altri popoli (ma solo se le loro terre nascondono tesori come petrolio e uranio, naturalmente).
Vorrei precisare che prendo come esempio gli USA, ma è di tutti quei paesi “democraticamente arroganti” che sto parlando. E purtroppo non sono pochi.
Potremmo andare avanti così per ore, ma questo è un discorso che dovremo riprendere in seguito, perché quello che mi preme qui, ora, è parlare di “orgoglio pedofilo” che, apparentemente, con la democrazia non ha niente a che vedere. E invece è proprio per effetto della democrazia che il 24 vedremo (o meglio, immagineremo) candele azzurre in molte case, trasmissioni su TV satellitari fantasma, ideali cortei nei quali si rivendicherà con forza l’identità pedofila e il diritto allo stupro.
Sì, perché ogni volta che la parola “democrazia” viene distorta come negli USA, o in Cina, o in Russia (tanto per citare i “migliori” esempi), anche il pedofilo ha diritto alle proprie sacrosante rivendicazioni. Non vi è alcuna contraddizione in questo, se non ce n’è per la pena di morte, o l’aborto, o le armi vendute nei supermercati, o nelle torture inflitte ai prigionieri politici in barba a qualunque Carta per i Diritti dell’Uomo. No, signori. Va tutto benissimo. Di cosa dovremmo preoccuparci? Di un bambino che se non incontra il pedofilo, è possibile che prima o poi incontri Bush? Mi pare che il risultato cambi poco, almeno statisticamente parlando. Anzi, se andiamo avanti così, è più facile che i bambini di ogni parte del mondo si possano scontrare più facilmente con una pallottola americana che con un pedofilo.
Noi non possiamo nulla contro le decisioni di stati sovrani potentissimi - se non protestare inascoltati in qualche ridicola manifestazione di piazza - però (c’è sempre un però) possiamo molto, tutti, contro quel grande stato sommerso che è la pedofilia. Non parlo di firme contro il 24 giugno; è naturale che le nostre coscienze ci spingano almeno a tradurre il nostro dissenso in un nome e un cognome. Parlo invece di scelte più importanti, a volte rischiose, altre volte faticose. Parlo di denunce, di segnalazioni, di ribellione contro il silenzio che purtroppo accompagna da anni gli abusi sessuali, siano essi perpetrati su bambini che su adulti. Parlo di…parlare. E con questo appello mi rivolgo a quelle madri che sanno, ma non hanno il coraggio di difendere i loro figli; a quegli insegnanti che vedono ma non chiedono; ai compagni di classe, di oratorio, di palestra, di gioco che leggono la paura negli occhi dei loro compagni, ma non dicono niente; a tutti, ma proprio a tutti coloro che dovessero avere anche solo un vago sospetto. Nel dubbio, accompagnate i vostri figli da chi saprà capire. Ma nel dubbio, così come nella certezza, usate lo strumento della legge per denunciare. L’Italia vanta una delle leggi più serie d’Europa in materia di abusi sessuali (legge n. 66 del 1996 clicca qui per leggere), proprio per difendere al meglio i diritti dell’infanzia e delle donne. Usatela, è la vostra legge, che vi consentirà anonimato, difesa gratuita e protezione.
Perciò chiedo a te, sì, proprio a te che mi stai leggendo e che forse hai subìto violenza e non lo hai mai confessato a nessuno; a te, che invece hai un figlio che fa strani disegni; e anche a te, che ti vergogni di denunciare tuo padre, tuo fratello, o tuo marito. Mi appello a uomini, donne, amici, medici, insegnanti e al mondo intero: denunciate e aiutate a denunciare, perché solo così i bambini torneranno, tutti, a riappropriarsi della loro infanzia e dei loro sorrisi violati.
Gommac